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100 anni visti attraverso il buco della serratura

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Azienda familiare da ben 100 anni, Olivari ha sempre ricercato il massimo della qualità affidandosi alla creatività dei migliori architetti e designer.
Fondata da Battista Olivari nel 1911 a Borgomanero, dove ancora oggi si trovano gli stabilimenti ed avviene l’intera produzione di maniglie, nel 1926 viene gestita dalla moglie Antonietta Ramelli. Negli anni Trenta iniziarono le prime collaborazioni con i più importanti architetti italiani dell’epoca: Marcello Piacentini e Gio Ponti. Dopo la seconda guerra mondiale la ditta, passata nelle mani dei fratelli Ernesto, Ambrogio e Luigi, contribuisce alla ricostruzione lavorando fianco a fianco con Gio Ponti, Franco Albini, Ignazio Gardella, Angelo Mangiarotti, Caccia Dominioni e i BBPR. Questi progettisti disegnano maniglie di grande bellezza appositamente per i loro edifici.
A partire dagli anni Sessanta la Olivari decide di coinvolgere i maggiori esponenti del design italiano, come Sergio Asti, Marcello Nizzoli e Joe Colombo.
Negli anni Ottanta l’azienda passa progressivamente alla terza generazione della famiglia Olivari. Vengono quindi chiamati nuovi progettisti: Giorgetto Giugiaro, Ferdinand A. Porsche, Rodolfo Bonetto e Giotto Stoppino, che vince il Compasso d’Oro con la maniglia Alessia.
Il decennio successivo è segnato dalla proficua collaborazione con Alessandro Mendini, che in qualità di art director ripensa l’immagine dell’azienda e la porta a riscoprire le proprie radici. Arrivano così le maniglie di Paolo Portoghesi, Oscar Tusquets, Andrea Branzi, Massimo Iosa Ghini e Vico Magistretti.
Con gli anni Duemila si assiste al rinnovamento dei processi produttivi, altamente automatizzati e compatibili con l’ambiente. Rodolfo Dordoni, James Irvine, Piero Lissoni, Patricia Urquiola sono alcuni dei designer coinvolti, ai quali si aggiungono grandi protagonisti dell’architettura contemporanea: Shigeru Ban, Steven Holl, Toyo Ito, Daniel Libeskind e Dominique Perrault. All’ inizio degli anni Duemiladieci, si festeggia il centenario dell’ azienda. Ai grandi nomi degli anni duemila, si aggiungono UNStudio, Zaha Hadid, Rem Koolhaas, Marcel Wanders e Vincent Van Duysen.

L’azienda, che non ha mai smesso di guardare al futuro, sarà presente anche quest’anno al Salone del Mobile di Milano (PAD 22 STAND E28), dove verranno presentate quattro nuove maniglie disegnate da nomi illustri dell’architettura e del design internazionale – Antonio Citterio, Carlo Colombo, Max Pajetta, Luca Casini – unitamente a due maniglie “best of” di Rem Koolhaas e Zaha Hadid.
Lo stand è progettato dagli architetti Calvi Brambilla, che hanno scelto, come tema, “l’arte interpreta il design” e ci hanno raccontato: “In particolare ci siamo ispirati all’arte spazialista di Agostino Bonalumi, che utilizzava tele monocrome estroflesse mediante sagome inserite dietro la tela, in modo da creare effetti di luci ed ombre in relazione all’ inclinazione della sorgente luminosa. E dunque le maniglie, presentate non solo come oggetto di design, ma anche come “opere d’arte”, in cui vengono messe in evidenza per ognuna le linee costruttive caratteristiche e individualizzanti”.

Inoltre, presso il Palazzo Litta, Olivari sarà accompagnata da Kober – azienda tedesca leader nella produzione di articoli di porcellana di alta qualità – nella presentazione della mostra “Enter Porcelain. Undici designer, provenienti da differenti regioni della Germania,hanno sviluppato nuove idee e concetti versatili per utilizzare questo materiale speciale, la porcellana, in combinazione con l’ottone, dando vita ad una collezione unica e variegata di maniglie, differenti per forme e dimensioni, finiture e colori.
In occasione della Design Week 2019, Kober e Olivari sono liete di presentare i modelli di maniglie che sono scaturiti da questa collaborazione, unitamente ad una significativa panoramica delle tecnologie che entrambe le aziende hanno messo a disposizione.
Non resta che aspettare il Salone per vedere quali sono le novità che ci attendono!

Cristina Bigliatti

Cristina Bigliatti

«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d'Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c'è niente che riguarda l'arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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