Architecture

ABBATTERE I CONFINI TRA ARCHITETTURA E GRAFICA

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Abbattere i confini tra Architettura e Grafica

In questi ultimi anni, il confine fra progetti dichiaratamente visivi e grafici e quelli architettonici che investono molteplici forme del vivere, lavorare, mangiare, acquistare, comunicare, come arredo urbano, abitare i quartieri, utilizzare la città e i suoi spazi, visitare i musei, si è molto assottigliato. C’è una necessità di mercato che richiede oggi a un grafico di operare quasi come un designer o un architetto. Non solo per una scelta culturale o di prospettiva. Come se la centralità della grafica che una volta era il manifesto, e poi il marchio (d’industria e di prodotto), oggi risiedesse nella città come spazio di una diversa idea di progettualità e reale laboratorio della comunicazione. Nel lavoro del grafico di questi anni l’elemento centrale, quello che è più interessante, è la problematica della città, degli spazi pubblici, dei luoghi di transito, dei quartieri fieristici e di come la grafica possa giocare un ruolo importante nella loro progettazione e costruzione.
Oggi si può “scrivere” la città, fare l’urbanistica dei segni della città, progettarli, condividerli e coordinarli. Questa idea del coordinamento è centrale riflettendo sul tema dell’identità. L’approccio progettuale anglosassone è rigido e coercitivo sul tema corporate identity e ancor più su quello del branding. Una dizione, invece, come quella “propria” della grafica italiana di “immagine coordinata” o di “segnaletica” è più aperta e assolutamente funzionale ai tempi e alla complessità del presente.  Voglio pensare al progetto in senso generale come a un processo di coordinazione dei segni, un po’ come un urbanista coordina gli elementi e gli attori di un processo di pianificazione. Non c’è più il problema di parlare linguaggi diversi, o di condividere difficilmente file generati da macchine che non comunicano tra loro.
Il processo di progettazione interdisciplinare si è trasformato in un’affascinante sistema di espressione e di soluzione ai problemi universalmente chiamato design. Riguardo a questo argomento, tanto caro all’architetto Kengo Kuma, maestro di cerimonie del matrimonio tra grafica e architettura come filosofia del progetto e non solo come necessità, segnalo una lettura, molto rigorosa e tecnica sull’abc dei linguaggi visivi per il progettista. “Graphic Design per Architects” è un manuale di tecniche, spiegazioni ed esempi di graphic design più rilevanti per gli architetti.
Questo libro unisce e si apre su informazioni che di solito si trovano in pubblicazioni specifiche sul graphic design, information design.
Ogni capitolo è titolato e organizzato su modalità di comunicazione e di produzione a servizio dell’architettura.

Angelo Dadda
Angelo Dadda, grafico, fotografo, designer, pescatore, nato a Milano.
“non ti preoccupare della dimensione, babe, quello che vedi è tutto amore, alla fine quello che prendi è uguale a quello che dai” (Mambo nel film Happy Feet)

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1 thought

  1. Lorenzo Author

    Grazie dello spunto Angelo, davvero interessante!

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