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ADI @ World Industrial Design Conference

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ADI @ World Industrial Design Conference

Il World Industrial Design Conference 2016 (WIDC) tenutosi a Liangzhu (Cina) ha riunito organizzazioni nazionali, istituzioni, imprese, università ed istituti di design provenienti da più di 26 Paesi. L’evento internazionale, il cui scopo è quello di sviluppare e favorire la cultura del design a livello mondiale, ha ospitato una 3-giorni di dibattiti e tavole rotonde, durante i quali sono intervenuti i rappresentanti della China Industrial Design Association (CIDA), assieme ai delegati delle diverse organizzazioni internazionali di design, delle istituzioni e delle università. L’Italia è stata rappresentata da ADI – Associazione Disegno Industriale, nella persona del Presidente Luciano Galimberti, il quale ha magistralmente riassunto la situazione attuale del Design, in Cina come nel resto del mondo, con un occhio puntato al futuro.

Luciano Galimberti @ World Industrial Design Conference

Qui di seguito il suo intervento:

“ADI non è un’associazione di categoria, raggruppa al suo interno imprese, progettisti, sistema distributivo, comunicazione, scuole e rappresenta tutto il sistema design. Credo che mai come oggi questa pluralità sia importante per conoscere e per poter disegnare meglio il nostro mondo.
Voglio riagganciarmi a due interventi che ho sentito ieri, del collega Grossman e del collega Fangtian: David ha sottolineato come il designer non rappresenta più solo il brand ed il prodotto, ma come possa diventare un ambasciatore del fruitore finale; il vice presidente di CIDA ha invece identificato un percorso del design che parte da una relazione diretta con l’arte e piano piano si avvicina – per quattro stadi – alla società. Guardando la mostra del premio si vedono molto bene questi quattro passaggi del design. Ci sono evidentemente dei cambiamenti verso un modello di consumo; alla complessità che conosciamo, si sono aggiunti due fattori importanti: internet of things e industria 4.0. Ho sentito una frase bellissima che è “la complessità diventa sempre più complessa”; le frasi semplici sono quelle che meglio rappresentano la realtà. Io penso che in questo momento, come sempre, non ci sia futuro senza sperimentazione quotidiana del proprio futuro. Ognuno dei nostri Paesi ha una forma espressiva di design propria, credo che questa sia una grande ricchezza. Ma i fattori di cambiamento pongono due grandi questioni, ovvero i luoghi e gli oggetti sono caricati di un’intelligenza artificiale, questo poi dà una questione di relazione importante con quello che fino a ieri chiamavamo fruitore finale. Una relazione più intima, più profonda; nelle relazioni la cosa che più conta non sta tanto nell’aspetto: quando ci innamoriamo di qualcuno non ci innamoriamo semplicemente del colore degli occhi, ma ci innamoriamo dello sguardo che questa persona ci dà. Quindi in futuro la relazione tra i soggetti sarà importante e quindi il sistema di valori che sottende questa relazione sarà sempre importante. Abbiamo lavorato molto a un memorandum su questo sistema di valori e molto volentieri lo mettiamo a disposizione di questa piattaforma.
Al centro di questa riflessione rimane sempre e deve rimanere sempre l’uomo, l’ambiente e soprattutto l’idea di costruzione di un futuro sostenibile. Abbiamo immaginato il design come un grande mare, un mare che riesce a connettere tanti piccoli arcipelaghi; ogni isola di questo arcipelago per noi rappresenta un valore: giustizia, libertà, sostenibilità, rispetto, economia, ma sono tanti questi valori e vi invito poi a discuterne separatamente. La cosa importante è che questo mare venga navigato da ognuno di noi e la responsabilità personale di ognuno di noi diventerà fondamentale. Io mi auguro che questa piattaforma possa esprimere un sistema di valori comune, che sia un reale riferimento per il nostro lavoro quotidiano e che possa permettere a chi deve scegliere, a chi deve decidere, decidere tra cosa è bene e cosa è male”.

Luciano Galimberti @ World Industrial Design Conference

Cristina Bigliatti
«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d’Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c’è niente che riguarda l’arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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