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Il body language di Adrian Paci

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Adrian Paci, Rasha, 2017 - Courtesy of the Artist, Kaufmann Repetto, Milano-New York and Peter Kilchmann Gallery, Zurich

Adrian Paci, Rasha, 2017 – Courtesy of the Artist, Kaufmann Repetto, Milano-New York and Peter Kilchmann Gallery, Zurich

In questi mesi estivi – precisamente a partire dal 1° luglio fino al 5 agosto – si sta tenendo a Noli una serie di conversazioni d’arte contemporanea intitolate Considerazioni Intempestive. Questo evento è nato grazie alla Fondazione Cultura Noli ed è stato diretto da Gloria Bovio e sostenuto da un comitato scientifico composto da Massimo Recalcati, Francesca Pasini, Andrea Canziani e Giovanni Agosti.
Evento complementare all’edizione di quest’anno, è l’allestimento di un’opera realizzata dall’artista Adrian Paci all’interno della chiesa di San Francesco, che resterà aperta al pubblico fino al 27 agosto. Adrian Paci ha realizzato quest’opera, intitolata Rasha, in occasione di una collaborazione con la comunità di Sant’Egidio.

Il body language di Adrian Paci

Rasha è una donna palestinese arrivata in Italia con i suoi tre figli, grazie al corridoio umanitario organizzato dalla comunità. È cieca perché, durante la sua permanenza al campo profughi, è stata colpita dalla scheggia di una bomba: Rasha ha una storia forte alle sue spalle e la voleva raccontare. L’Artista voleva creare un’opera che esprimesse l’umanità di questa donna, in particolare della sua condizione di rifugiata. Paci ha quindi sistemato la videocamera fissa sul volto di Rasha e l’ha lasciata libera di raccontare la sua vita.
Guardando poi il girato dell’intervista, l’artista ha notato come, nei momenti di silenzio, il volto di Rasha mostrava espressioni involontarie, che avevano un potere perfino maggiore delle parole. Era come se il linguaggio del corpo raccontasse meglio di qualsiasi altro mezzo il suo sofferto trascorso. Per questo motivo, in fase di montaggio, ha conservato la sua voce narrante, sovrapponendola alle immagini di lei in silenzio,colta durante le pause in cui raccoglie le idee o mentre aspetta che l’interprete traduca le sue parole. L’effetto è semplice e allo stesso tempo molto potente: Rasha racconta, ascolta e ri-vive il proprio racconto.

Il body language di Adrian Paci

Cristina Bigliatti
«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d’Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c’è niente che riguarda l’arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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