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Domus 90. Gio Ponti

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Una mostra racconta i 90 anni della rivista attraverso alcune copertine e una selezione di pezzi iconici di Gio Ponti che la diresse per quasi 40 anni
L’ombra della Superleggera si staglia, esile ed elegante, su una parete della galleria che riproduce Mani, il progetto di un’installazione del 1950 per Richard Ginori. Quando Gio Ponti (Milano,1891-1979) la realizzò era il 1957, trasformando con un tratto sofisticato e semplice una sedia in un simbolo eterno di modernità assoluta. Personaggio versatile, Gio Ponti è passato disinvoltamente dalla progettazione di grattacieli (nel 1956 la Torre Pirelli, primo grattacielo di Milano, con l’ingegnere Pier Luigi Nervi) a quella di oggetti di uso quotidiano come posate e piatti, dalla ceramica alle stoffe, dalle macchine per il caffè a quelle per cucire, utilizzando un variegato alfabeto di forme, materiali e colori, spesso filtrato dal linguaggio dell’arte. Nel 1928 fondò la rivista Domus che diresse per tutta la vita, fino al 1979, con  un’interruzione dal 1941 al 1947. E la casa, in particolare, fu al centro della sua tensione progettuale, dei suoi concetti all’avanguardia, veicolati attraverso le pagine della rivista.

 

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Un’altra cosa vi chiedo o vi dico come Architetto: non fatevi la Casa secondo la moda ma secondo l’intelligenza e con un’amorosa cultura e un nostrano buon senso.” erano questi i consigli che dava proprio nel 1928 ai suoi lettori, indirizzandoli verso scelte informali, pratiche, comode, funzionali. Invitandoli a essere coerenti con i propri gusti personali e il proprio stile di vita. Oltre a proporre le colorate copertine della rivista del 1939 e 1940, alcune disegnate dallo stesso Ponti, la mostra crea una sintesi visiva della sua produzione poliedrica, attraverso una selezione di pezzi, partendo proprio dal materiale di archivio. Un racconto visivo che si snoda tra le gigantografie dei suoi schizzi – interessante quello per la poltrona Gabriela del 1971, detta la sedia di “poco sedile”, dove analizza le varie, possibili posture che si potevano assumere – e la foto del Palazzo Montecatini a Milano del 1936, contrapposta a Vaso Prospettica per Richard Ginori del 1925 in ceramica, uno dei materiali prediletti da Gio Ponti e che segnò un altro, importante capitolo della sua storia. Quello che emerge è che Gio Ponti osservava prima attentamente i gesti e le abitudini, attorno ai quali costruiva poi gli oggetti.
 

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Le sue note sul coltello, scritte a mano sono, infatti: “Il coltello non si impiega con tutta la lama”. Gli accostamenti sono a volte azzardati ma fanno capire che tra un supporto per i bagagli, destinato a una stanza d’albergo, e un palazzo, tra la rara macchina da cucire Visetta del 1949 e il tessuto “Legge Mediterranea”, tra un disegno surreale e affettuoso dedicato alla sua amica Silvia Blanchaert (in mostra tra i bigliettini di ringraziamenti e auguri ad amici e conoscenti) e un vaso di ceramica, c’è comunque un fil rouge. Una forte componente poetica, una sorta di garbo e determinazione in quel segno geniale che Gio Ponti ha tracciato, indelebile, nella storia del design e dell’architettura.

 
(Photos Courtesy of Galleria Carla Sozzani)
 

Domus 90.Gio Ponti. A cura di Domus in collaborazione con Gio Ponti Archives
Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano
Fino al 6 maggio – tutti i giorni: 10.30-19.30 – mercoledì e giovedì: 10.30-21.00
www.galleriacarlasozzani.org
 

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Alessandra Albarello

Come ogni sagittario ho un’anima nomade, anzi randagia. Giornalista freelance e scrittrice, amo le sfide che affronto con coraggio e un po’ di incoscienza. Scrivo di molte cose, facendomi guidare dalla curiosità e dalle mie molteplici passioni. Mi piace raccontare storie e proporre visioni. La mia frase preferita è “Diventate ciò che volete diventare” (Nansen Osho).

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