Architecture

Il Giappone contemporaneo

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Maurizio Lai disegna il nuovo IYO Aalto – l’unico ristorante giapponese premiato con una stella Michelin in Italia – frutto della volontà dell’imprenditore Claudio Liu, che ha voluto portare nel cuore di Porta Nuova a Milano una nuova esperienza gastronomica.
L’architetto Lai evoca le suggestioni del Giappone attraverso una sensibilità non di maniera, lontana da stereotipi e luoghi comuni. Lo spazio, di 320 mq, si snoda in un percorso che abbraccia la grande cucina a vista, la cantina, l’esclusiva saletta Sushi Banco e il Ristorante Gastronomico. Materiali naturali – legno di noce, porfido, ottone, pelle – si combinano con elementi sofisticati e tecnologici.
Nello spazio vengono trasferiti i valori fondanti l’esperienza gastronomica firmata IYO, coniugando due anime in un unico gesto: la tradizione edomae di Tokyo, con i più contemporanei sapori della cucina del Sol Levante.

Ph. Andrea Martiradonna

La transizione dall’esterno all’interno è definita da un ingresso che introduce ad una dimensione atemporale e onirica: una bussola con lastre in vetro float e specchi fumé dilata lo spazio, in un gioco di trasparenze e riflessi infiniti. All’interno si è accolti da un’installazione luminosa e un desk, realizzato in porfido grigio-verde fiammato e ottone, che con la sua forma organica introduce un dialogo tra forma e materia che continuerà per tutto il locale.
IYO Aalto è infatti caratterizzato dalla presenza discreta e costante di segni che caratterizzano tutte le superfici. Le pareti, mai continue, definiscono e delimitano gli spazi senza isolarli mai del tutto.
Una piccola sala – il Sushi Banco – ripropone per 8 coperti l’edomae zushi giapponese: un insieme di rituali che affonda le sue radici nell’epoca Bunsei (1818-1830), dove i nigiri sono preparati davanti all’ospite.
La parete di ingresso è realizzata con Brise Soleil in noce canaletto e lascia intravedere sia l’ambiente interno sia la grande vetrata che affaccia sul Bosco Verticale e la Biblioteca degli Alberi.
Tra l’ambiente del Sushi Banco e quello del Ristorante Gastronomico, una scansione modulare in vetro contribuisce alla permeabilità degli ambienti, custodendo al suo interno antiche botti di Sakè.

Ph. Andrea Martiradonna

All’interno del Ristorante Gastronomico, lo straordinario patrimonio della cucina giapponese viene filtrato dal sapere contemporaneo per offrire un’esperienza autentica e ambiziosa: qui un tocco di leggerezza per ritrovare i codici classici dei soffitti a cassettoni reinterpretati da Maurizio Lai secondo un’estetica contemporanea.
La pulizia e il rigore formale definiscono un linguaggio che rimanda alla tradizione nipponica senza ostentarne o riprodurne stilemi.
Alle pareti si trovano pareti mobili scorrevoli in noce canaletto, che fungono da Brise Soleil e permettono di filtrare la luce esterna a seconda del momento e delle esigenze.
La cantina a parete è una delle più grandi mai realizzate: 3,5 m x 10 m, con 6 diverse zone di temperatura, per ospitare fino a 1600 bottiglie.

Ph. Andrea Martiradonna

La cucina, racchiusa in una teca vetrata, è progettata in ogni dettaglio, con un importante modulo custom che domina gli spazi: la trasparenza degli ambienti li rende permeabili allo sguardo non solo dall’interno, ma anche da Piazza Alvar Aalto, consolidando il rapporto tra ristorante e città.
Nei bagni linee luminose verticali e orizzontali giocano con superfici verticali scure, specchiate a tutta altezza, alternate a lastre di vetro retrolaccato. Pavimenti e soffitti realizzati con lastre di graniglia in vetro riciclato, si riflettono moltiplicando lo spazio, creando un effetto inaspettato e aggiungendo un ulteriore livello di realtà al progetto.

Ph. Andrea Martiradonna
Ph. Andrea Martiradonna
Cristina Bigliatti

Cristina Bigliatti

«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d'Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c'è niente che riguarda l'arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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