Architecture

L’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore. Uno dei progetti architettonici più visionari del ‘900

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Testo e foto di Fabio Gubellini

Alla metà degli anni Cinquanta, Enrico Mattei presidente dell’Eni, decide di costruire un villaggio turistico sulle Dolomiti, riservato ai collaboratori del Gruppo e alle loro famiglie.
E’ il 1954 quando l’architetto Edoardo Gellner, al quale Mattei affida l’incarico del progetto, individua, nel versante a sud del Monte Antelao, il giusto sito per la costruzione del villaggio vacanze. L’ideazione del villaggio è un’operazione che, agli occhi del lungimirante imprenditore, ha soprattutto una valenza sociale.
Inoltre il villaggio dovrà essere un punto d’incontro tra la Società e il resto del mondo: un luogo di rappresentanza che esprima le idee di progresso e di modernità, proprie di Eni, in quel periodo.

La Colonia – Photo: Fabio Gubellini

Per comprendere le dimensioni e l’importanza del villaggio è sufficiente far parlare i numeri che lo contraddistinguono: in un comprensorio di circa 150 ettari sono perfettamente inserite nell’ambiente naturale 263 villette unifamiliari, una chiesa, un albergo con oltre 140 posti letto, un residenceuna colonia per 600 bambini, un campeggio per 200 ragazzi e luoghi di ritrovo, quali spaccio di generi alimentari e bar. A servizio di queste strutture sono inoltre realizzati oltre 20 km di strade asfaltate, una conduttura idrica di 15 km (perché l’acqua non risultava disponibile in loco) e vengono riportati pezzi di prato, da varie parti del Cadore, per creare un bosco, laddove fino a poco prima, vi era semplicemente una distesa di pietre.

La Colonia – Photo: Fabio Gubellini

Nasce così il villaggio sociale Eni di Corte di Cadore, che deve il proprio nome al paese di Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, dove l’Eni aveva da poco avviato le prime estrazioni di petrolio su suolo italiano. I lavori di costruzione del sito proseguono fino al 1963, poi, in seguito alla morte di Mattei, il progetto del villaggio viene ridimensionato, e vengono portate a termine le sole strutture già iniziate. Fra il 1974 e il 1990 il progetto del centro sociale, concepito come fulcro dell’intero intervento, viene sottoposto a continue modifiche da parte di Gellner, ma nessuna delle 6 soluzioni viene attuata. La successiva privatizzazione dell’Eni comporta la vendita dell’intero patrimonio immobiliare. ll villaggio ha continuato a svolgere la sua funzione turistica fino al 1992, anno della sua dismissione.

La colonia è stata realizzata tra il 1955 ed il 1962 per ospitare 600 bambini, dai 6 ai 12 anni, in turni di soggiorno da 28 giorni. Per via della conformazione del terreno, non è costituita da un corpo unico, bensì da 16 edifici, uniti fra loro da un sistema di collegamenti a rampe coperte, che gravitano attorno al grande padiglione centrale. Questo elemento architettonico, oltre a dare movimento a tutto il complesso, serve a sostituire le scale e offre maggiore comodità, in un ambiente destinato alla vita dei piccoli. Le rampe sono caratterizzate dall’uso di colori vivaci, rosso e giallo tra tutti, e dalla presenza di piccole finestre quadrate, di differenti misure, che creano divertenti e affascinanti giochi di luci ed ombre.

L’elemento architettonico di maggior rilievo della colonia è sicuramente l’auditorim centrale, infatti è intorno a questo edificio che sono disposti tutti i restanti “padiglioni satelliti”. Questo era anche l’unico luogo coperto in grado di poter accogliere contemporaneamente tutti gli ospiti e lo staff della struttura.

Auditorium – Photo: Fabio Gubellini

La Chiesa occupa una posizione di rilievo nel progetto del villaggio (foto sotto). È posta su un’altura al culmine di un percorso a rampe coperte con scalini in legno e granito. La Chiesa di Nostra Signora del Cadore si distingue per la sua verticalità, accentuata dalla forma a triangolo equilatero e da un campanile che, con l’alta guglia in acciaio, dona leggerezza ed equilibrio all’intera composizione diventando un segno evidente nel paesaggio.
Per questo progetto Gellner chiede, nel settembre del 1956, la collaborazione dell’architetto Carlo Scarpa.
Il maestro veneziano collabora per la parte artistica fondendosi con la progettazione di Gellner: ne risulterà un’opera architettonica totale che coinvolge architettura, paesaggio ed arredo. Il luogo più importante del complesso religioso è rappresentato dal sagrato, da dove, prima che il bosco si fondesse con gli edifici, era possibile vedere l’intero villaggio. Il sagrato è pavimentato ceppi di legno annegati nel cemento: la continua assonanza e contrapposizione fra materiali naturali e artificiali sono la caratteristica predominante del progetto.

La Chiesa – Photo: Fabio Gubellini
Le Camerate – Photo: Fabio Gubellini
La Colonia – Photo: Fabio Gubellini
Esterno Auditorium – Photo: Fabio Gubellini
La Colonia – Photo: Fabio Gubellini
Dettagli Colonia – Photo: Fabio Gubellini

All’apparenza sembrano tutte uguali tra di loro, le oltre 260 Villette costruite del Villaggio (foto sotto), invece ciascuna differisce dalle altre per qualche dettaglio e per il modo in cui è inserita nell’ambiente che la circonda. Erano state pensate per il soggiorno dei dipendenti con famiglia e prole, la loro assegnazione era effettuata tramite sorteggio, ed i turni di soggiorno avevano una durata di 20 giorni. In questo modo, non era improbabile, che un semplice usciere potesse trascorrere il proprio periodo di ferie accanto a un dirigente, o un operaio vicino ad un responsabile. Nel periodo invernale erano utilizzate solo le Villette dotate dell’impianto di riscaldamento, circa 160. Le Villette erano dotate di ogni bene necessario per il soggiorno: le stoviglie erano Richard Ginori, le posate della Krups e la biancheria della Lane Rossi. A carico degli ospiti erano solo le spese vive e i consumi. Questo aspetto era stato voluto dallo stesso Mattei per sensibilizzare i suoi collaboratori al risparmio energetico, concetto già allora fortemente di moda, in particolare negli anni dell’austerity.

Le villette sono sparse nel bosco, nessuna prevale sulle altre, devono garantire nello stesso tempo la privacy della vita familiare e la possibilità di vivere dei momenti di aggregazione. Per non deturpare il paesaggio e per avere una visuale ottimale sul monte Pelmo, Gellner ottiene da Mattei il permesso di interrare tutti gli impianti elettrici. I materiali utilizzati e i sistemi costruttivi sono gli stessi del resto del villaggio, anche in questo caso, come per la colonia, Gellner studia gli arredi interni ricreando degli ambienti caldi e familiari.

Le villette – Photo Fabio Gubellini

All’interno del villaggio Eni, l’albergo (foto sotto), era stato inizialmente voluto per accogliere i collaboratori soli e per le coppie senza prole. La struttura del complesso alberghiero, attiva sia d’estate che d’inverno, perché provvista di impianti di riscaldamento, è un edificio a 6 livelli con 78 camere. Gli ospiti si alternavano in turni di soggiorno della durata di 14 giorni. La facciata principale dell’edificio è caratterizzata dalla presenza di plinti in cemento, e colonnine in legno. Ogni dettaglio è studiato con cura: le camere sono essenziali ed eleganti, ciascuna ha una panca di appoggio in teak che diventa gradino di accesso al terrazzo esterno che si trova su un piano differente rispetto alla camera. In questo modo ogni stanza riceve un’illuminazione migliore. Nella hall di ingresso trova spazio il genio ingegneristico di Gellner con l’uso della grande trave lignea.

Albergo Villaggio Eni – Photo: Fabio Gubellini
Albergo Villaggio Eni – Photo: Fabio Gubellini
Albergo Villaggio Eni – Photo: Fabio Gubellini
Albergo Villaggio Eni – Photo: Fabio Gubellini

Il residence (foto sotto) era invece destinato ad accogliere il personale di servizio. Per entrambe le strutture, i materiali utilizzati sono: il cemento, il legno, la pietra e il rame per la copertura.

Residence Villaggio Eni – Photo: Fabio Gubellini

Il Campeggio (foto sotto) è situato nella parte più alta del Villaggio, tra i 1200 e i 1250 metri di altitudine. È stato realizzato per permettere il soggiorno in montagna anche ai figli, ormai adolescenti, dei dipendenti. Qui, infatti, soggiornavano i ragazzi dai 12 ai 16 anni e, per questo motivo, la parte del campeggio è anche nota come Villaggio dei Ragazzi. Si compone di 44 capanne realizzate in muratura e legno, ognuna della quali è dotata di 6 posti letto.
Il campeggio poteva ospitare fino a 240 ragazzi alla volta. Ai giovani campeggiatori erano dati in uso divise e corredi, inoltre, era loro donato un sacco alpino a ricordo del soggiorno in montagna.

Il Campeggio  – Photo: Fabio Gubellini
La Colonia – Photo: Fabio Gubellini
La Colonia – Photo: Fabio Gubellini

 

Le strutture della Colonia sono oggi sede di una residenza artistica, attiva nel periodo estivo, realizzata con la collaborazione dello staff di Dolomiti Contemporanee.
Progetto Borca è un programma di residenza studiato dai curatori di Dolomiti Contemporanee, realtà che si occupa da anni di valorizzare i territori dolomitici attraverso progetti d’arte di varia natura. Gli artisti che prendono parte a queste residenze, realizzano le proprie opere con i materiali che vengono recuperati negli stessi luoghi del soggiorno. Ha quindi luogo, attraverso l’arte e la funzione, un recupero della struttura.
Inoltre, il comitato organizzativo dei prossimi campionati del mondo di sci di Cortina d’Ampezzo del 2021, ed il comitato che ha candidato Cortina d’Ampezzo, insieme a Milano e Torino, ad ospitare le Olimpiadi invernali del 2026, guardano con interesse alla Colonia realizzata da Gellner, come possibile sede del Villaggio degli Atleti che, a questi eventi, prenderanno parte.

http://www.fabiogubellini.it
ProgettoBorca www.progettoborca.net
Architettura, paesaggio, fotografia. Studi sull’archivio di Edoardo Gellner: issuu.com
Villaggio Eni. Un piacevole soggiorno nel futuro: villaggioeni.com
Icondesign: icondesign.it

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Annalisa Guerisoli

Instagram addicted, appassionata di luoghi abbandonati, mi cibo di viaggi e di nutella. Astenersi fan dell’uncinetto e del cucito.

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