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L’equilibrio di Herb Ritts

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l'equilibrio di herb ritts

Herb Ritts, il fotografo statunitense tra i più rinomati e apprezzati al mondo, è ospite del Palazzo della Ragione Fotografia, dal 20 febbraio al 5 giugno 2016.
La rassegna curata da Alessandra Mauro, dal titolo In equilibrio, è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto e GAmm Giunti in collaborazione con la Herb Ritts Foundation di Los Angeles, con il patrocino del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano. L’allestimento è realizzato da Migliore + Servetto Architects. L’esposizione presenta oltre 100 immagini originali provenienti dall’Herb Ritts Foundation di Los Angeles e accuratamente selezionate per questa prima grande retrospettiva dell’artista presentata a Milano.
Il perfetto equilibrio formale delle fotografie di Ritts è dato da un insieme di leggerezza e armonia, da una luce calibrata e da un’eleganza senza tempo.

l'equilibrio di herb ritts

Il percorso espositivo si sviluppa attorno alle tematiche più presenti nei suoi lavori. Innanzitutto i ritratti, che hanno contribuito a creare la mitologia di alcune delle celebrità più acclamate dello star system mondiale: da Madonna a Michael Jackson, da David Bowie a Tina Turner, da Jennifer Lopez a Britney Spears, da Richard Gere a Brad Pitt, da Penelope Cruz a Elizabeth Taylor. Successivamente è esposto il lavoro sul corpo in movimento: Ritts studiò con estrema attenzione le composizioni classiche per poterle tradurre nei suoi scatti, in un perfetto equilibrio tra i volumi e la luce naturale. Infine i paesaggi e le suggestioni africane, nati dal forte legame esistente tra il fotografo ed il continente nero.
Per maggiori informazioni visitate il sito del Palazzo della Ragione Fotografia.

Cristina Bigliatti
«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d’Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c’è niente che riguarda l’arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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