Architecture

Milano incontra l’India a Porta venezia

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Ha aperto a Milano – precisamente in via Melzo 9, nel cuore del quartiere di Porta Venezia – Spica, il nuovo ristorante firmato Vudafieri – Saverino Partners.
Gli architetti Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino hanno disegnato uno spazio capace di sorprendere per l’inedito mix tra suggestioni delle culture asiatiche e omaggio ai maestri del design meneghino del XX secolo. Il risultato è un ristorante vivace, colorato e dall’atmosfera vibrante, che rispecchia il clima di Porta Venezia, frequentata da un pubblico giovane e dinamico.
Spica traduce nel linguaggio dell’interior decoration la storia della chef Ritu Dalmia che, partendo dall’India, ha attraversato tutta l’Asia, fino ad arrivare a Milano, arricchendosi della tradizione gastronomica, spiritualità e ospitalità dei diversi Paesi.

Photo by Nathalie Krag

Nei richiami alla tradizione meneghina, Vudafieri-Saverino Partners ha unito la libertà e il design radicale di Ettore Sottsass, con la sua profonda passione per l’India, all’eleganza e rigore del movimento moderno di Franco Albini, che attraverso Le Corbusier ha modificato profondamente i codici dell’India coloniale. Due mondi distinti che dialogano in armonia nello spazio e che si riflettono rispettivamente nell’architettura degli interni e negli arredi.
Ulteriore richiamo al mondo asiatico e alla sua spiritualità è il layout dello spazio, realizzato seguendo le regole della dottrina architettonica Vastu (“scienza della costruzione” in sanscrito). Una disciplina antichissima, nata in India oltre 5.000 anni fa, secondo cui le leggi della natura influenzano la distribuzione delle stanze nelle abitazioni umane. Gli ambienti di Spica sono disposti verso i punti cardinali raccomandati dal Vastu, così da creare degli spazi capaci di irradiare benessere e armonia.

Photo by Nathalie Krag

Collocato in un edificio industriale con ampie vetrate su strada e sul cortile interno, Spica mantiene segni evidenti del passato, come il pavimento di seminato e un muro riportato al suo aspetto naturale che rende evidenti le stratificazioni del tempo.
La rilettura degli spazi ha inizio dalle sei vetrine affacciate sulla strada: completamente apribili creano continuità fra l’interno e l’esterno. I clienti sono accolti all’ingresso da un imponente bancone di 8 metri che si ispira ai bar milanesi anni ’60. L’adiacente zona lounge si compone di quattro tavoli rotondi, realizzati su disegno degli stessi architetti. Le poltroncine, così come gli sgabelli del cocktail bar, sono state realizzate da un’azienda indiana e rappresentano un omaggio a Franco Albini.
Nella sala ristorante le grandi lampade realizzate su disegno di Andrea Anatasio rievocano la forma di strumenti agricoli tipici indiani, mentre il mobile adibito a service station crea un suggestivo angolo con il pavimento in legno e le piante su ghiaia, dando la sensazione di trovarsi in un piccolo giardino.
Colonne e pareti sono arricchite dalle opere dell’artista sudafricano Jaco Sieberhagenc.
Anche il bagno si distingue per l’atmosfera fresca e colorata: al suo interno spiccano il lungo lavabo dalla vasca unica e scocca in laminato e gli specchi Seletti.
Per maggiori informazioni visitate il sito www.vudafierisaverino.it.

Photo by Nathalie Krag

 

Photo by Nathalie Krag

 

Photo by Nathalie Krag
Cristina Bigliatti

Cristina Bigliatti

«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d'Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c'è niente che riguarda l'arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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