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Nato soprattutto a Milano

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Nato soprattutto a Milano

È stata inaugurata la mostra antologica del fotografo Elia Festa, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano – Refettorio delle Stelline. L’esposizione intitolata Nato soprattutto a Milano, è stata curata da Fortunato D’Amico e il progetto espositivo è stato realizzato dal designer e architetto Matteo Fantoni.
Conosciuto e apprezzato come fotografo già alla fine degli anni settanta, oggi Elia Festa è un artista visivo che cattura con il suo obiettivo dettagli di oggetti comuni, di architetture, di fenomeni, di luci che spesso sfuggono ad uno sguardo disattento. In seguito li rimaneggia, ne coglie l’essenzialità, ne scruta l’animo svelandone la parte più profonda e nascosta. E così le sue opere, che inizialmente possono sembrare macchie astratte e informi, ad un occhio attento rimandano a paesaggi suggestivi, che accendono emozioni e curiosità.

Nato soprattutto a Milano

Il percorso espositivo si delinea lungo l’arco temporale della sua attività, dedicata all’elaborazione artistica dell’immagine fotografica, sempre più caratterizzata da una trasfigurazione astratta. La mostra accoglie le opere più rappresentative di un intenso lavoro in continua evoluzione, che parte dagli anni settanta con le prime ricerche fotografiche, e prosegue negli anni Ottanta con la realizzazione delle più importanti campagne pubblicitarie con alcune tra le più note aziende italiane. Agli inizi degli anni duemila avviene il passaggio dalla fotografia analogica all’immagine digitale e all’arte visiva. La mostra si racconta all’interno di un’onda naturale, creata da Matteo Fantoni, che accompagna il visitatore in questo viaggio lungo 5 decenni.
Per maggiori informazioni visitate il sito www.creval.it.

Nato soprattutto a Milano

Cristina Bigliatti
«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d’Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c’è niente che riguarda l’arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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