Architecture

New Generations Festival, intervista a Gianpiero Venturini

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Photo by Giordano Solimando

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Dal 24 al 27 settembre 2017 si è svolto a Roma un festival internazionale di architettura, organizzato dall’associazione culturale New Generations. Di cosa si tratta? L’abbiamo chiesto al suo curatore, Gianpiero Venturini.


I
n cosa consiste New Generations Festival?

New Generations è un progetto lanciato da Itinerant Office nel 2012, che si pone come obiettivo quello di costruire una piattaforma europea rivolta a giovani architetti e professionisti di altre discipline affini.
Oggi si parla molto di piattaforme e network: New Generations va in questa direzione, ma prova a farlo in modo alternativo, attraverso un progetto che parte dal basso, senza l’appoggio concreto di istituzioni riconosciute internazionalmente. New Generations è un’associazione, e si muove liberamente nel contesto culturale internazionale ponendosi i propri obiettivi e stabilendo collaborazioni puntuali da definire volta per volta. La piattaforma funziona in modo molto organico: il nostro team crea le condizioni per favorire un confronto aperto su temi di diversa natura, sia on-line che off-line, in diverse città, con protagonisti selezionati a seconda degli obiettivi. Dal confronto nascono altre collaborazioni, sia per noi, che per gli stessi invitati. Nel nostro piccolo, contribuiamo a creare nuove forme di cultura, da una parte, ma anche lavoro, in modo estremamente fluido.
Questo modello è sicuramente più complesso da gestire, ma allo stesso tempo è molto stimolante, e ti permette di sviluppare in modo quasi del tutto indipendente i vari progetti. Attraverso questo formato, New Generations è cresciuto costantemente in questi 4 anni di attività, coinvolgendo oltre 500 studi di architettura ed altrettanti esperti di varie discipline, in una serie di iniziative di carattere culturale che si sono svolte sia in Italia che all’estero.

New Generations Festival


D
opo le tappe di Milano, Firenze e Genova, la quarta edizione si è tenuta Roma: quali sono le novità di quest’anno?

Il Festival di quest’anno si è consolidato sotto molti punti di vista: quello legato alla produzione di nuovi contenuti, che verranno raccolti all’interno di una pubblicazione. Attraverso una serie di iniziative che ho definito “brainstorming session”, abbiamo coinvolto oltre 100 tra esperti e giovani ricercatori, che si sono cimentati in un formato sperimentale di ricerca e produzione. A queste attività, si aggiungono conferenze e brevi presentazioni pubbliche, che si sono svolte per tutti e tre i giorni dell’evento, e la realizzazione di una serie di oltre 30 video-interviste che ho seguito personalmente durante il Festival e che verranno divulgate nei prossimi mesi.
Il Festival ha inoltre contribuito a lasciare un impatto sul territorio: siamo infatti riusciti a supportare la realizzazione di due installazioni, tra loro molto diverse: il press box, un’area di lettura realizzata da SET Architects, e Perestrello 3.0, un workshop di auto-costruzione realizzato nell’area di Largo Bartolomeo Perestrello, che ha coinvolto associazioni e cittadini locali. Per ultimo, la sensazione è quella che dopo 4 edizioni, il Festival stia iniziando a godere dell’interesse della stampa internazionale, segno che l’evento viene riconosciuto e apprezzato non sono in Italia. Proprio questo è un aspetto per me molto importante, di cui ho parlato durante la presentazione del progetto durante la serata d’inaugurazione presso la Casa dell’Architettura, lo scorso 24 Settembre. Il nostro prossimo obiettivo è quello di portare questo formato all’estero, e mi auguro possa succedere presto.

Photo by Giordano Solimando
Photo by Giordano Solimando

Ci parli del workshop Perestrello 3.0: di cosa di tratta?

Un intervento di auto-costruzione gestito dal collettivo locale di architetti Orizzontale, insieme al gruppo di psicologi NOEO. Abbiamo deciso di proporre un intervento che incarnasse i vari temi proposti dal festival. Uno su tutti, la riattivazione dello spazio pubblico, attraverso azioni collaborative e bottom-up, che fossero quindi in grado di tenere in considerazione il desiderio espresso sia dagli stessi abitanti di quartiere, che dalla pubblica amministrazione. L’intervento rientra nel programma Estate Romana, vinto dalla nostra associazione culturale, ed attraverso il quale è stato possibile realizzare un’installazione nello spazio pubblico, da poter utilizzare per eventi di diversa natura. L’abbiamo infatti testato per la prima volta lo scorso 23 Settembre, riscuotendo un ottimo successo, durante una serata di presentazione Pecha Kucha, che ha coinvolto alcuni invitati che hanno preso parte al Festival. Attraverso installazioni di questo tipo vogliamo anche dimostrare che, lasciare un segno tangibile sul territorio non è così complicato. Con pochi fondi a disposizione, il supporto della pubblica amministrazione, l’idea di collettivi locali esperti e gli stessi cittadini, si possono realizzare progetti di natura temporanea, che contribuiscono a migliorare la qualità dello spazio urbano, generando in impatto sulle comunità di cittadini locali. In questo senso, si ritorna alle origini del progetto: le necessità di reinventare la professione passa attraverso la costruzione di un network collaborativo che agisce sia localmente, attraverso esperimenti di questo tipo, sia internazionalmente.

Photo by Giordano Solimando
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Cristina Bigliatti
«Sono una persona profondamente superficiale» e «seguo sempre la cosa più facile, perché se è la più facile, allora è anche la migliore». Scrivo d'Arte contemporanea. Dici di non saperne nulla? «Non ti preoccupare, non c'è niente che riguarda l'arte che uno non possa capire». (Andy Warhol)

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