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Olivari tra passato e futuro

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Presentare e raccontare la propria storia – e quindi il proprio prodotto – può essere lungo e impegnativo, soprattutto quando l’azienda è Olivari, che da oltre un secolo crea “piccole macchine” – come le aveva definite Stefano Casciani – che esprimono e declinano la propria funzione in variabili estetiche e tecniche sempre in evoluzione, facendo sì che ogni maniglia diventi un nuovo punto di partenza.

Una storia varia e complessa sin dalle sue origini, caratterizzata da una sorta di affinità elettiva che lega la Olivari ai progettisti, che si traduce in strette collaborazioni con le migliori menti che l’architettura e il design, nei diversi periodi storici, abbiano avuto. Basti ricordare agli inizi Marcello Piacentini o Gio Ponti, successivamente Joe Colombo o Vico Magistretti, e recentemente Zaha Hadid o Rem Koolhaas. Ognuno di essi è riuscito ad esprimere il proprio personale talento in questo piccolo oggetto, contribuendo a creare una collezione di notevole interesse, anche culturale.

c981317e-a369-47ad-914d-d9359067f7a8Tutti questi percorsi, incontri e soluzioni sono raccontati nel nuovo catalogo e nel nuovo sito: due strumenti che permettono di conoscere le storie e le idee nascoste dentro un oggetto apparentemente semplice come la maniglia. Addentrandosi nella lettura, si scoprono tanti piccoli aneddoti relativi alla nascita dei diversi modelli: a volte si descrivono le forme e le soluzioni innovative, a volte invece si riconoscono gli stimoli ricevuti verso l’evoluzione tecnologica, come la prima maniglia in alluminio anodizzato, Bica, o la prima in materiale plastico, Boma, o anche verso il recupero di una antica lavorazione, il Guilloché.

Quello che viene presentato è quindi una sorta di nuova grammatica Olivari, fatta di storia, di presente e di futuro.

Daniela Garbillo
Vado sempre diretta al punto e non mi piacciono i giri parole. Scrivere è il mio mestiere, ma ho una “doppia vita”: insegno yoga, pilates, acquafitness e corro appena mi cade la penna. What else?

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