Architecture

Ordos, una fallita Utopia

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The City of Ordos, a failed utopia by Raphael Olivier

Raphael Olivier è un fotografo francese  che attualmente vive a Shanghai, in Cina. Il suo lavoro fotografico si concentra principalmente sulle diversità di sviluppo urbano e sugli stili di vita nelle mega-città.
Nel 2015, ha deciso di creare un reportage sulla città di Ordos situata nella Mongolia Interna, una regione della Mongolia all’interno dei confini della Cina, circa 500 chilometri a ovest di Pechino.

The City of Ordos, a failed utopia by Raphael Olivier

La città di Ordos ha un’immensa disponibilità di carbone da estrarre nel sottosuolo, estrazioni da cui arrivano tanti soldi che hanno portato alla costruzione di questa nuova città, diventata un simbolo delle ambizioni del capitalismo cinese. La versione moderna, esagerata e cinese di una città fantasma.
Questa città fu infatti un imponente progetto urbanistico deciso nei primi anni del 2000 dal governo cinese, un fiore all’occhiello del paese, una visione futuristica di un centro culturale, economico e politico conosciuto in tutto il mondo.

The City of Ordos, a failed utopia by Raphael Olivier

Tuttavia, seguendo la via classica della costruzione veloce ed economica, senza alcuna pianificazione urbana o visione a lungo termine, la città divenne rapidamente uno spettacolare fallimento. Un paesaggio surreale di strade vuote, monumenti fatiscenti, edifici abbandonati e progetti immobiliari lasciati a metà.

La città era stata probabilmente studiata per chi proveniva dalla vicina Mongolia anche se i pochissimi cittadini di Ordos sono in prevalenza cinesi. Per lo più contadini inurbati da altre zone della Cina, forzati a trasferirsi nell’aspirante metropoli in seguito all’esproprio dei loro terreni.

Nonostante la popolazione abbia provenienza cinese, tutto a Ordos mira a ricordare e celebrare la storia mongola.

Il New York Times descrive così questa metropoli cinese: Una sorta di Disneyland della Mongolia, una città che trabocca di monumenti kitsch con l’ambizione di evocare l’eroismo e la storia della vita nella steppa. Una città il cui teatro ha l’aspetto di una gigantesca yurta [la tenda tipica delle popolazioni nomadi dell’Asia], in cui i lampioni sono decorati con archi e frecce. Una città, soprattutto, in cui tutto ricorda, raffigura, ritrae cavalli: murales di guerrieri mongoli a cavallo, un ponte sospeso con elementi che ricordano criniere di cavallo. Persino la più grande statua della città rappresenta una coppia di imponenti cavalli alzati sulle loro zampe posteriori.

Più che una città fantasma, Ordos sembra una città di fantasmi. Tutto è gonfiato fino a proporzioni gigantesche, una città senza una chiara idea di sé, e nemmeno una evidente ragione per esistere.

The City of Ordos, a failed utopia by Raphael Olivier

The City of Ordos, a failed utopia by Raphael Olivier

The City of Ordos, a failed utopia by Raphael Olivier

Annalisa Guerisoli
Instagram addicted, appassionata di luoghi abbandonati, mi cibo di viaggi e di nutella. Astenersi fan dell'uncinetto e del cucito.

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