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I MIGLIORI PADIGLIONI DI EXPO 2015 SELEZIONATI DA PLATFORM

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I migliori padiglioni di Expo2015 selezionati da Platform

A due mesi dall’inaugurazione di Expo possiamo cominciare a riconoscere che questo grande evento internazionale sta raccogliendo un progressivo apprezzamento per la qualità diffusa dei suoi spazi e del suo impianto.
In una condizione che vede contrapporsi l’effetto Luna Park all’idea di aver generato un frammento inedito di città, troviamo che le
architetture progettate da decine di architetti da tutto il mondo si dividano equamente tra uno dei due partiti. Il tutto, però, calmierato da una
forte condizione di fondo dettata dalle regole imposte da Expo: altezza massima di 12 metri, profondità e larghezza uguali per tutti i 62 lotti che si affacciano sul decumano, uso di materiali riciclabili, la destinazione di almeno il 50% della superficie totale a spazio pubblico, l’abbattimento di ogni possibile barriera architettonica.
In questo impianto urbano regolare la creatività di architetti ha dato forma a soluzioni e linguaggi differenti, sempre tenute a regime dalla copertura a vela del cardo e del decumano, che indirizza il flusso dei visitatori e che è una delle opere più interessanti di tutto il recinto.
La grande vela urbana è risolta con leggerezza ed eleganza tecnica, avendo la capacità di fare circolare liberamente l’aria e garantendo una necessaria unità visiva nella babele dei padiglioni.

The path recommended by Platform at Expo 2015 Milano

L’ingresso grazie al padiglione Zero diventa subito un’interessante esperienza architettonica, con l’immagine di un inaspettato frammento di Natura, un ibrido potente tra una sezione di collina e una valle rivestita interamente di assiti di legno.
In questo viaggio tra i migliori padiglioni realizzati possiamo però riconoscere alcune famiglie tematiche per orientarci nel recinto Expo.
Esclusi i padiglioni di Turkmenistan, Ungheria, Oman, Qatar, Nepal e Romania, in cui il richiamo alle forme tradizionali porta a incamminarsi sul
limite sottile tra pittoresco e kitsch.
Mentre padiglioni come gli USA, la Russia, il Giappone e la Germania dimostrano intelligenza urbana, grazie al sistema dei percorsi interni che conduce fino alla terrazza panoramica. In tutte queste opere la relazione tra spazi transitori, luoghi espositivi e coerenza con il tema è sviluppato con chiarezza, facilitando i visitatori.
Molto stimolanti quelle opere in cui il messaggio condiziona positivamente l’architettura, come per l’Austria, la Svizzera, gli Emirati Arabi Uniti, l’Inghilterra, il Kuwait, Slow Food, l’Olanda, il Brasile e la Corea.
Esemplare è il Brasile, che sta diventando uno dei padiglioni più visitati dell’Expo grazie alla rete percorribile in tutta la lunghezza del padiglione e sospesa sopra le diverse colture del Paese. Una perfetta metafora sulla delicata relazione che esiste tra noi é il mondo che abitiamo.
L’emozione della foresta interna austriaca, la sabbia del deserto che diventa ambiente kuwaitiano e visione per il futuro, la potenza visionaria dell’alveare britannico, l’ironia pungente del Luna Park olandese, il rigore calvinista e comunitario degli spazi di Slow Food, il bianco assoluto e ossessivo coreano, confermano la relazione consapevole tra l’azione curatoriale e quella progettuale.
La “prima volta” di padiglioni come il Bahrein e l’Angola merita la visita. Soprattutto lo spazio bahreinita è una delle vere sorprese di questo Expo, invitando il visitatore a perdersi in una lunga sequenza di spazi che continuano a scivolare tra interno ed esterno, ombra e frammenti di paesaggio arabo.
Chiuderei con i nove cluster, vero paesaggio inedito per Expo e dimostrazione che esiste una generazione di giovani progettisti italiani su cui varrebbe la pena investire con maggiore coraggio per il nostro futuro.

Luca Molinari
Associate professor, History of Contemporary Architecture, Faculty of Architecture “Luigi Vanvitelli”, SUN

 

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Brasil
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