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The challenge of design in India

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STORY and PHOTO Satyendra Pakhalé

L’India è stato uno dei primi paesi in via di sviluppo a riconoscere il design come strumento di sviluppo e, probabilmente, come mezzo per agevolare la transizione dalla tradizione alla modernità.
Nei primi anni ‘50 il governo indiano chiese a Ray e a Charles Eames consigli in merito a un programma di formazione in design di utilità per tutti i produttori, piccoli o grandi che fossero. I coniugi Eames esplorarono l’India studiando attentamente gli innumerevoli centri artigiani e le grandi manifatture. Dal loro studio e dalle loro discussioni nacque il cosiddetto “India Report”. Studiando più attentamente la storia dell’industria in India, risulta evidente che le attività produttive erano nelle mani di pochi prescelti, che operavano in condizioni di monopolio. Fu solo agli inizi degli anni ‘90 che la liberalizzazione animò l’economia, seppur con uno scarso impatto sullo sviluppo inclusivo nel suo complesso.
Attraverso la liberalizzazione, le società iniziarono a commerciare le proprie merci in tutto il mondo, anche se la maggior parte dei prodotti avevano un aspetto decisamente poco originale.
A partire dalla fine degli anni ‘90, l’industria ha avviato un processo di cambiamento graduale, accelerando in misura significativa in alcuni settori. A livello nazionale, l’approccio all’incremento delle vendite consiste prevalentemente nell’eccessivo ricorso alle celebrità del cinema per promuovere prodotti mediocri conferendo loro un aspetto più accattivante. Per migliorare i propri prodotti, le principali società si avvalgono della collaborazione di svariati designer interni e di consulenti di design. Ad ogni modo, lo sviluppo inclusivo nel suo complesso rimane spesso un concetto espresso solo a parole dai vari governi mentre i leader delle principali industrie del settore privato rifuggono da opportunità e sfide. In questa situazione complessa, il design in India è a un bivio.

the-challenge-of-design-in-india_platformL’India Report dei coniugi Eames mirava a stimolare una cultura dell’innovazione che, tuttavia, è lungi dall’essere completamente realizzata: resta un progetto in corso. È giusto dire che fino a oggi il quadro democratico dell’India non ha affondato le proprie radici nella modernità sociale. Sfortunatamente, la modernità è arrivata in India soltanto come modernità di facciata. Se la modernità sociale non entrerà a far parte della cultura, la modernità puramente di facciata farà pericolosamente da sfondo a una società sempre più iniqua. Attuare modi innovativi per conquistare una nuova modernità socio-culturale in una società innaturalmente stratificata come quella indiana rappresenta una sfida per il design.
Per innovare e creare nuove soluzioni alle pressanti esigenze dei nostri tempi, il designer ha il dovere morale di mettere tutto in discussione. In un ambiente dominato dal tradizionalismo, la gente generalmente non mette in discussione le convenzioni. Ciononostante, giorno dopo giorno, la situazione sta cambiando in modo positivo – soprattutto con la generazione più giovane – grazie all’istruzione, alla comunicazione, alla maggiore esposizione mediatica e a una maggiore consapevolezza. L’India vanta un immenso patrimonio di conoscenze e idee innovative. In realtà, molto di quel che pensiamo essere una prerogativa indiana è stata acquisita dagli indiani non attraverso la lettura e la scrittura, bensì attraverso un modo di vivere sensoriale – privo di parole. Tutto ciò si è evoluto attraverso un’esaltazione delle diverse esperienze tattili, visive e sensoriali. L’India è sempre stata una nazione ricca dal punto di vista sensoriale, con incredibili risorse e potenziale umano. Per lungo tempo, lo stile di vita indiano ha esaltato prodotti realizzati da artigiani con semplici strumenti locali. La varietà e la diversità dell’artigianato indiano sono stupefacenti. Tuttavia, se non ne faremo tesoro, non gli daremo nuovo impulso e non lo integreremo nel nostro stile di vita contemporaneo conferendogli un’aura di modernità, il patrimonio artigianale indiano è destinato a scomparire completamente. La società indiana è in piena evoluzione: il design è ancora alla ricerca di una propria identità.
Nell’odierna società dell’informazione e in quelle future, l’approccio sensoriale alla vita ha (e avrà) molto da offrire attraverso il design. Questa meta potrà essere conquistata soltanto “sbarazzandoci dei rami secchi del passato per creare una migliore società del futuro” come affermava John Dewey. Solo allora l’India si innoverà e inizierà a pensare al design e alla produzione come a un atto culturale, da cui tutto il mondo trarrà beneficio.

SATYENDRA PAKHALÉ, nato nel 1967 in India, ha concluso i propri studi di design presso il prestigioso IIT – Indian Institute of Technology – con sede a Bombay e in seguito presso l’Art Centre College of Design Europe in Svizzera.
Ha fondato il proprio studio nel 1998 ad Amsterdam ed è attivo a livello internazionale nel campo del Design industriale, dei Trasporti e della Progettazione architettonica.

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