Architecture

THE MILAN OF 2030

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STORY Franco Bolelli

Fare un progetto sulla Milano del 2030 potrebbe a prima vista apparire come esercizio di futurologia, tanto affascinante quanto sostanzialmente futile, dal momento che è fin troppo evidente che nella nostra epoca l’evoluzione corre molto più veloce delle nostre capacità di prevederla.
Ecco, non è così: questo progetto – che si chiama Mi030- lo stiamo costruendo come l’archivio presente di un futuro istantaneo, come strumento evolutivo per capire quali scelte fare già da ora, quale progetti di vita favorire, quali strategie assecondare e quali alternative escludere, quali politiche incentivare. Abbiamo scelto di farlo per rimediare in qualche modo alla mancanza di visione, di orizzonte progettuale, che prevale in larga parte della società e in particolare delle istituzioni: per dirne una, se Expo e Comune non hanno ancora deciso che fare fra pochi mesi dei terreni e degli immobili utilizzati per l’Expo, quali soluzioni e prospettive potranno mai offrire per il futuro?
Fortunatamente ci sono non pochi progettisti, imprenditori, persone che in ogni campo della nostra esistenza si muovono con un’attitudine innovativa e una sensibilità evolutiva, e così costruire con loro Mi030 sarebbe stato molto facile.
Però sarebbe stato troppo facile. Perché un progetto sul 2030 avrebbe a sua volta il respiro corto se non coinvolgesse chi allora avrà trenta-quarant’anni, la futura classe dirigente, i quindici-venticinquenni di oggi.
Del 2030 loro saranno i naturali protagonisti: bene, noi abbiamo chiesto loro di esserlo già oggi. Abbiamo lanciato un appello, siamo andati in giro per scuole superiori e università, spronandoli a immaginare e a prefigurare la città prossima futura, pensando non soltanto come potrebbe diventare ma anche e ancora di più come loro vorrebbero che diventasse.

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Noi e le persone che con noi hanno costruito questo progetto ci siamo calati nei panni dei facilitatori, per mettere al centro i loro linguaggi, i gesti, le forme di percezione e di conoscenza –inevitabilmente molto diversi dai nostri e più organici al mutamento vertiginoso che il mondo sta vivendo. Abbiamo così definito con i 15-25enni sei temi essenziali della loro esistenza odierna e futura: amore (sentimenti, sesso, generi, famiglia, solidarietà); corpo (sport, salute, nutrimento, mode); impresa (lavoro, start up, nuove professioni); comunicazione (tecnologie, social network, media, linguaggi, relazioni); educazione (crescita, conoscenza, ricerca, culture); città (case, strade, trasporti, luoghi di incontro, geografia sociale). Abbiamo trovato una location spettacolare come quella della Diamond Tower a Porta Nuova (quale scenario potrebbe essere più simbolico per mettere a fuoco visioni del futuro dei piani più alti di una torre che abbraccia l’intera skyline della città?), in modo che Mi030 diventasse un’antenna che trasmette la voce di una generazione che oggi qualcuno coinvolge in iniziative strumentali ma sostanzialmente nessuno ascolta. Ecco, tutte le nostre più ambiziose speranze sono state superate dalla realtà: perchè il 6 giugno i milleduecento ragazzi/e (più altrettanti “adulti”) si sono impadroniti di Mi030 e della Diamond Tower generando un’ondata di energia e di eccitazione, proponendo decine di idee (travolgenti nel gruppo sulla città), creando (nel gruppo sull’amore, frequentato soprattutto da ragazze adolescenti) un’intensità emotiva che ha lasciato anche noi – che ne abbiamo viste tante – a bocca aperta.
Ci sono state tante ingenuità, tante contraddizioni: ma quando mai si era vista una situazione dove – senza alcun intrattenimento, show, musica, ne ideologie – centinaia di giovani studenti se la giocano a protagonisti?
Può sembrare strano che noi ci sentiamo fieri di un progetto dove non siamo stati personalmente protagonisti: ma non c’è gratificazione più grande che supportare chi ti supererà. Questo è il senso di Mi030, un progetto che non si ferma certo qui.

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